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venerdì 18 gennaio 2019

TERMINAL VGATE AL LARGO DI ISOLAVERDE, PRONTA LA NOTA TECNICA DEL COMUNE: TANTE CRITICITÀ, POCHE OPPORTUNITÀ. MA ANCORA NESSUN SÌ O NO

Acconsentire o bloccare il terminal intermodale d'altura meno di tre miglia al largo di Isolaverde è una scelta irreversibile, per la Chioggia che verrà. Impensabile supporre di tornare indietro, smontare i viadotti, demolire la piattaforma, smantellare i collegamenti ferroviario e stradale. Per questo ben si comprende come i dieci giorni davanti all'amministrazione comunale, chiamata a esprimersi attraverso una nota da indirizzare al Ministero per l'Ambiente in sede di scoping, siano di quelli da far tremare le vene ai polsi. E così oggi pomeriggio, a commissioni congiunte e in assenza del sindaco (alla conferenza dei primi cittadini del litorale), il parere dei tecnici del settore Urbanistica e la bozza di ordine del giorno dei consiglieri da portare all'approvazione plenaria la prossima settimana non sono stati tranchant per un sì o per un no, né probabilmente lo saranno fino alla fine: anche se -nemmeno troppo tra le righe- sia l'architetto Gianni Favaretto sia la consigliera Elisa Busetto per la maggioranza, nel leggere i due documenti hanno elencato solo criticità, perplessità, motivi per negare l'approvazione al progetto della società mestrina VGate. Ma senza prendersi la responsabilità di esplicitarlo in maniera leggibile, con buona pace di chi sogna una politica decidente.

Per quanto riguarda gli uffici, i tempi contingentati non hanno spinto a dare una risposta "di pancia", come da più parti si è detto, ma aggiungere elementi alla discussione dei consiglieri affinché si esprimano in modo ragionato. Due sono i limiti generali ravvisati, oltre a una serie di questioni di dettaglio: fra i primi figura l'essere, la proposta, ritenuta «parziale e non sufficiente, vocata al solo traffico dei container». Ciò che secondo i tecnici comunali «getterebbe un'eredità pesante qualora anche altre merci avessero necessità di trovare alternative agli attuali percorsi in laguna». Inoltre, secondo elemento, l'idea di VGate per l'architetto Favaretto non darebbe «importanza al territorio: può essere trasformato in modo permanente? Prima vengono gli impatti, poi la funzionalità strutturale. Bisogna evitare che i primi vengano adeguati alla seconda».
Nel dettaglio, rileva l'assenza attuale delle infrastrutture a terra (Romea commerciale, Orte-Mestre, ferrovia), dato che le vie presenti non sono adeguate ad accogliere nuovi e ingenti traffici merci. Poi la modifica delle correnti marine a seguito dell'impianto, con effetto l'erosione in una zona dall'alto valore paesaggistico; la minaccia che verrebbe -sempre secondo l'amministrazione- portata all'ecosistems delle Tegnùe, che «non meritano una riduzione della loro complessità ecologica, dovuta al transito di navi di enormi dimensioni». Indi l'impatto visivo di un orizzonte non più libero e incontaminato, un valore per la comunità molto vasta di turisti e residenti (annesso deprezzamento degli immobili): la tutela del paesaggio ha un controvalore nell'economia. Infine, il mancato coinvolgimento dei Comuni contèrmini, l'impatto sulla pesca e sull'acquacoltura che nella nota compare come «non valutato», e il diporto nelle tante darsene della zona.

Dal canto suo il gruppo di maggioranza, il Movimento 5 Stelle, ha steso un'ipotesi di ordine del giorno da sottoporre ai colleghi -ma in realtà non c'è stato alcun voto in commissione- che riprende per sommi capi le critiche dei tecnici: la bozza impegnerebbe la giunta e il consiglio ad «approfondire gli aspetti delle ricadute sulla pesca, l'agricoltura, il turismo con particolare riferimento alla qualità dell'acqua, circostanza che per cinque anni ha consentito a Sottomarina e Isolaverde di fregiarsi della Bandiera Blu». Non secondaria la questione dei trasporti inadeguati (ma VGate si dice sicura che una volta approvato il progetto le opere viarie verrebbero realizzate), delle correnti marine, dei rumori e dell'impatto visivo. L'ordine del giorno, qualora approvato dalla prossima seduta del consiglio comunale in programma a metà della prossima settimana, impegna il sindaco e la giunta a instaurare la procedura del débat publique, coinvolgendo ancora la popolazione e le categorie. «È un progetto egocentrico - scrivono gli esponenti stellati - per come è stato presentato, parlando solo di sé e non di ciò che sta attorno». L'unica mitigazione, o compensazione, verrebbe da una pista ciclabile pleonastica: «VGate è carente quanto alle ripercussioni, trascura le esigenze di un territorio fragile alle foci e fino alla laguna, malamente interconnesso. Chi regge il Comune è per uno sviluppo sostenibile, come indicazione politica da inviare al Ministero».

Le opposizioni, nel solito clima acceso che ha spesso urtato l'emiciclo grillino, si aspettavano fatti espliciti se non concludenti già oggi, dal momento che non sono stati apportati nell'ultima settimana nuovi elementi rispetto all'audizione dello scorso giovedì con i vertici aziendali, mentre risale a un mese fa la pubblicazione online dell'intero progetto. Bilanciare opportunità e problemi va bene, come ha fatto Daniele Padoan (M5S), se poi si arriva a un dunque: la differenziazione delle fonti di reddito contrapposta alla vertenza ambientale, l'uscita dall'isolamento in antitesi alla salute e alle difficoltà di attraversamento stradale per chi abita lungo la Romea. Dai banchi della minoranza s'è levato scalpore per la comunicazione di un odg già pronto («preconfezionato», ha detto Barbara Penzo), di una nota tecnica effettiva: ma non era ciò che veniva richiesto oggi, dati i tempi strettissimi?

Nel merito, se Romina Tiozzo dice no al progetto, Beniamino Boscolo ringrazia VGate ma è del parere che la location scelta sia inopportuna: «Chioggia diventa città industriale o sviluppare le attività che ha già? Non ho la soluzione, ma ho visto le reazioni di chi lavora e vive a Isolaverde, con requisiti ambientali che altri posti non hanno». Senza entrare nel merito di una nuova ferrovia dedicata solo al trasporto merci, e del fatto che le Tegnùe vengono ricordate solo in questo frangente, è la stessa assessora Isabella Penzo a «riconoscere come difficile uno sviluppo turistico attraverso il progetto». Se Montanariello punta l'attenzione sul «controllare i processi, anziché subirli», trovando «scritto male» il documento di maggioranza («voterei un testo che a VGate rispondesse "no, ma diteci di più rispetto a un'idea che buona parte della città vede di cattivo occhio"»), Marco Dolfin è l'unico a lasciare sostanzialmente una porta aperta: «La nota si espone troppo sulle criticità e poco sulle opportunità. Non sono negativo, ma se Roma dà l'okay, noi possiamo dire la nostra o accettiamo?». È questo il fondamentale snodo attorno al quale gira la questione, di qui al 27 gennaio e anche oltre.

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