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sabato 8 settembre 2018

CONCLUSO IL G20 DELLE SPIAGGE A BIBIONE: IL BILANCIO DEL COMUNE DI CHIOGGIA

È terminato ieri pomeriggio a Bibione il primo summit delle spiagge in Italia. Il confronto, che ha coinvolto le prime 20 località balneari per numero di presenze l'anno (tra cui Chioggia, che si piazza al 17° posto con 1.3 milioni), ha visto la partecipazione degli amministratori locali e dei tecnici comunali, e di esperti in campi quali la gestione ambientale, finanziamenti e risorse, gestione delle spiagge e servizi, per tracciare insieme le linee guida e gli scenari futuri in tema di sostenibilità, innovazione e progettazione strategica delle spiagge italiane.
«Ieri tutti i sindaci presenti hanno firmato un documento di intenti per la realizzazione di un coordinamento permanente tra le spiagge del G20 – spiega il primo cittadino clodiense Alessandro Ferro – con il quale ci impegniamo a creare un tavolo permanente tra le 20 località aderenti, utile a individuare progettualità valide per il Piano strategico di Sviluppo del Turismo, che coinvolgano soggetti pubblici e privati. Mi unisco ai ringraziamenti al sindaco Pasqualino Codognotto e al Comune di San Michele al Tagliamento per aver ideato e realizzato questo G20 e già nelle prossime settimane ci daremo appuntamento per iniziare a programmare l'attività futura, in vista della prossima edizione del summit a Castiglione della Pescaia e delle tante battaglie che ci aspettano, in primis sulla direttiva Bolkestein e sul tema della viabilità».
Assieme al sindaco Ferro e ad alcuni tecnici comunali, alla tre giorni di Bibione hanno partecipato anche il vicesindaco Marco Veronese, che ha seguito i tavoli relativi all'erosione delle spiagge, alle certificazioni ambientali e ai cambiamenti climatici, mentre l'assessore Daniele Stecco si è confrontato sui temi della mobilità, urbanistica, valorizzazione del territorio e management della destinazione. I problemi emersi - come hanno sottolineato anche gli imprenditori del settore turistico di Chioggia e Sottomarina presenti - sono comuni a quasi tutte le località: concessioni balneari in scadenza a fine 2020, erosione delle spiagge, congestione del traffico, sviluppo urbanistico senza una pianificazione adeguata solo per citarne alcuni. Positivo che lo scambio di idee e di esperienze con docenti e colleghi di vari ambiti ha portato ad un reciproco accrescimento verso una pianificazione futura condivisa, sia politica che imprenditoriale.

CABINA ELETTRICA IN CALLE MANFREDI, ANCORA INCERTA LA DATA DEL TRASLOCO. E L'IMPRESA AGISCE UN NUOVO RICORSO

Non è ancora conclusa la telenovela della cabina elettrica di E-distribuzione sita in calle Manfredi che dopo due sentenze dev'essere spostata, probabilmente in un locale attiguo alla Loggia dei Bandi, l'attuale sede del comando della polizia locale in corso del Popolo. L'impresa infatti ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma non vi è ancora una data per il trasferimento della struttura e della persona che la gestisce. Il comando della polizia locale peraltro dovrebbe trasferirsi all'isola Saloni dalla metà di questo mese. Tre erano stati i posti offerti a E-distribuzione, compreso il teatro Astra e l'ex scuola Principe Amedeo. La causa intentata da una famiglia, e poi vinta sia in primo grado che in appello, durava dal 2005 ed è costata circa 30mila euro di spese legali: la famiglia poi è stata risarcita, ma nel frattempo ha dovuto cambiare casa, dal momento che era costretta praticamente a vivere in metà appartamento e d'estate le pareti andavano a una temperatura di 40 gradi. Nella cabina era saltato anche un condensatore, rivelando la presenza di diossina.

giovedì 6 settembre 2018

ZAIA INCONTRA IL COMITATO NO GPL: LA REGIONE PRESENTERÀ NUOVI ELEMENTI AL CONSIGLIO DI STATO

A margine dell'inaugurazione delle gru di Bedeschi in Val da Rio, il presidente della giunta regionale Luca Zaia assieme ai responsabili dell'Avvocatura regionale ha incontrato una delegazione del comitato No Gpl. In tale circostanza, Zaia ha ufficializzato l'appoggio della Regione Veneto alla battaglia del comitato, annunciando l'adesione al ricorso in Consiglio di Stato: «Le nostre tesi collimano. La memoria preparata dalla Regione per l’udienza del 20 settembre conterrà nuovi elementi, rivolti a evidenziare le contraddizioni dell’autorizzazione (che emergono dalle rivalutazioni effettuate da parte di alcune entità statali) compatibili con il ritiro della concessione da parte delle autorità competenti».
Lo scambio di opinioni è stato giudicato positivo da Roberto Rossi, presidente del comitato: «C'è un impegno forte della Regione, che ha chiesto anche il rientro dei fondi europei utilizzati per la banchina, la quale non può avere un utilizzo esclusivo. Abbiamo colto l'occasione dell'inaugurazione dell'opera nell'area portuale, perché è quello si deve fare in Val da Rio: non il deposito di gpl, incompatibile anche con l'arrivo delle navi da crociera.

L'impianto dovrà andarsene da qua: “delocalizzazione” è il termine da usare, in aree in cui può essere realizzato per legge, non a 250 metri dalle abitazioni e a 20 metri dalle attività produttive. Anche una sola vita umana messa in pericolo vale il rischio di dover pagare dei danni all'impresa. Non c'è nemmeno l'autorizzazione all'entrata delle navi gasiere nel porto canale: il regolamento attuale lo vieta. Un imprenditore serio e corretto avrebbe dovuto valutare seriamente questi elementi prima di partire con investimenti del genere. Evidentemente a Socogas qualcuno aveva dato rassicurazioni».

martedì 4 settembre 2018

SINDACO E VICESINDACO OGGI A ROMA PER IL DEPOSITO DI GPL: "PRESTO UN TAVOLO TECNICO PER IL TRANSITO DELLE NAVI GASIERE"

Oggi pomeriggio il sindaco Alessandro Ferro e il vicesindaco Marco Veronese hanno avuto un incontro a Roma, al Ministero dello Sviluppo Economico (direzione generale per la sicurezza dell'approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche) con il sottosegretario Andrea Cioffi e il deputato Davide Crippa. Oggetto dell'incontro, l'autorizzazione all'ampliamento del deposito costiero di prodotti energetici ad uso commerciale nel Comune di Chioggia, in località Val da Rio -zona produttiva D2- dell'impresa Costa Bioenergie, secondo il decreto interministeriale n. 17407 del 26 maggio 2015. Il sindaco commenta così l'incontro: «Tanto il sottosegretario Cioffi quanto l'onorevole Crippa, che ringrazio per averci accolto ed ascoltato, erano ben preparati quanto al costruendo deposito di gpl.
Ciò ha permesso fin da subito di entrare nel merito della discussione e nei dettagli tecnici per cercare una soluzione che possa scongiurare il completamento dell'opera. Tra le ipotesi messe sul tavolo possiamo rivelare solo che a breve ci sarà un ulteriore convocazione, o tavolo tecnico, per il piano di sicurezza relativo al transito delle navi gasiere. Per il resto abbiamo visto una piena disponibilità a sostenerci in questa battaglia, nella consapevolezza di scongiurare risarcimenti milionari». Conclude il vicesindaco Veronese: «Sono appena iniziati i tempi supplementari di questa battaglia finale e tutto può ancora succedere, non indietreggeremo di un solo centimetro. Il piano di sicurezza, il Piano Regolatore Portuale e la disponibilità della banchina permettono ancora di sperare nel blocco del deposito».

lunedì 3 settembre 2018

MERCOLEDÌ CONSIGLIO COMUNALE: TANTI GLI ORDINI DEL GIORNO PROMOSSI DALLE OPPOSIZIONI

Una seduta del consiglio comunale è stata convocata per mercoledì 5 settembre dalle ore 8.30 con un ricco ordine del giorno. Oltre all'ingresso sulla scena dei neoassessori Frizziero e Cavazzana, verranno infatti discusse numerose mozioni, presentate soprattutto dagli esponenti dell'opposizione: dalla scottante attuazione del federalismo demaniale in zona Reduci alle possibilità di sviluppo per l'isola Saloni, dall'ipotesi di una fermata di linea 11 all'isola dell'Unione fino alle misure prese per contrastare l'intrusione di individui non autorizzati nella casa di riposo Casson, infine le critiche per la gestione degli eventi estivi e dell'andamento dell'amministrazione mosse dal leghista Dolfin, dal democratico Montanariello e dal forzista Beniamino Boscolo. Dal canto suo, la maggioranza stellata presenterà l'istanza per completare la rete Natura 2000 nell'Adriatico, estendendola alle specie tursiope e tartaruga marina.

sabato 1 settembre 2018

TARI, BONFÀ (M5S): MODIFICHEREMO IL REGOLAMENTO AFFINCHÉ CHI NON PAGA LE TASSE COMUNALI DECADA DALLA CONCESSIONE

Il MoVimento 5 Stelle replica alle opposizioni -e segnatamente al leghista Marco Dolfin- riguardo la vertenza Tari. «Oltre alla delicatissima questione della copertura del fondo crediti di dubbia esigibilità - dice Paolo Bonfà, capogruppo consiliare stellato - esiste un altro fattore che incide nei costi caricati nel piano finanziario Tari, del quale l’opposizione, tanto arrembante e compatta quando si tratta di gettar fango sull’operato dell’attuale amministrazione, non ha mai fatto menzione». Spiega Bonfà: «Per moltissimi anni, certamente dal 2008 in poi, ma probabilmente anche prima, le entrate derivanti dalle varie Tia, Tares e Tari non erano sufficienti a coprire i costi del servizio. Ma, anziché adeguare le aliquote per ottenere il bilancio tra entrate ed uscite, le diverse amministrazioni succedutesi hanno preferito utilizzare la marginalità della discarica, cioè il guadagno della stessa, per compensare gli aumenti. Scelta politica discutibile, soprattutto per la mancanza di visione futura della questione, visto che era ben chiaro a tutti che la nostra discarica avrebbero dovuto chiudere di lì a breve, ma, almeno all’apparenza, pur sempre una scelta politica a favore dei cittadini chioggiotti».
Continua l'esponente della maggioranza: «Se non che una legge, il decreto legislativo 36/2003, prevedeva che le entrate derivanti dalla gestione delle discariche dovessero essere obbligatoriamente accantonate per la gestione post mortem delle stesse, giusto provvedimento a salvaguardia dell’ambiente. Nel 2013 l’allora amministrazione Casson-PD ha confezionato un maxi accordo con Veritas che prevedeva di spalmare i costi non coperti dalle entrate degli anni precedenti, i costi degli interventi necessari sulla discarica e quelli per la sua gestione post mortem per un totale di 17.2 milioni di euro, sui piani finanziari dei successivi 31 anni, per un ammontare di circa 550mila euro all’anno. Così facendo ha sanato tutte le scelte politiche e gli eventuali errori gestionali fatti fino ad allora, scaricandone però completamente il peso sui cittadini per i successivi 31 anni». Aggiunge Paolo Bonfà: «Come se ciò non bastasse, è anche riuscita a trovare tra i meandri del risicato bilancio la modica somma di 2200mila euro per garantirsi la non applicazione dell’aumento di 550mila € all’anno fino al 2018, mettendosi così al riparo fino a dopo le elezioni del 2016. Peccato che poi, tra il 2015 e il 2016, è scoppiata la questione delle attività balneari che, da troppi anni, chiedevano giustamente di rivedere le aliquote applicate alle loro attività. Cosicché nel 2016 l’amministrazione ha dovuto comunque apportare un considerevole aumento alle tariffe a causa dell’aumento del fondo crediti di dubbia esigibilità».
L’intero gruppo consiliare del M5S ora «pretende sia fatta completa chiarezza su tutta la questione da parte degli uffici ed organi competenti, e nel caso dovessero emergere situazioni di illegalità o illegittimità di atti, verranno prontamente informate le autorità competenti». Per quanto riguarda la questione impellente della copertura del fondo crediti di dubbia esigibilità, il gruppo consiliare di maggioranza pensa che, «pur partendo da una posizione di ragione sulla non adeguatezza delle aliquote a loro applicate, gli utenti balneari siano poi passati ad una posizione di torto iniziando a non pagare. Se proprio erano convinti di non dover pagare la tariffa, in tutto o in parte, avrebbero comunque dovuto continuare a pagarla, facendo valere le proprie ragioni in sede giudiziaria anziché innescare un meccanismo contorto che ha come unica conseguenza l’aumento della tassa ai cittadini corretti. Per quanto possiamo, in parte, capire l’atteggiamento di forte protesta da parte di queste categorie, che per molti anni non sono state ascoltate dalle amministrazioni, sfociato nella provocazione della rivolta fiscale, non possiamo tuttavia continuare a tollerarlo».
Per questo il M5S invita le categorie a «rivedere profondamente il loro atteggiamento e a collaborare con l’amministrazione, che si sta impegnando da diverso tempo per trovare un accordo soddisfacente per tutte le parti coinvolte. Nel caso ciò non dovesse accadere a breve, siamo pronti ad intraprendere e sollecitare qualsiasi azione necessaria a ripristinare la normalità. A tal fine abbiamo già presentato, a firma dell’intero gruppo, una proposta di modifica del regolamento delle attività balneari che prevede, tra le altre cose, la possibilità di far decadere la concessione per mancato pagamento delle tasse comunali, proposta che oggi sta attendendo il parere tecnico da parte degli uffici competenti. Restiamo comunque fiduciosi che non sarà necessario arrivare a tanto, e per questo siamo disponibili ad incontrare già da domani le categorie».

FEDERALISMO DEMANIALE, CAOS CONCESSIONI IN ZONA REDUCI: DUE IMPRESE RISCHIANO IL RITIRO DELLA LICENZA, IL COMUNE NON PROVVEDE AGLI AFFITTI

Una patata bollente sta per scoppiare riguardo la zona Reduci di Sottomarina. Nei giorni scorsi infatti la Guardia di Finanza ha chiesto un parere all'Agenzia del Demanio, relativamente a due concessioni che nel frattempo sono passate ultimamente di mano: in seguito al recepimento del federalismo demaniale, in atto dal gennaio 2016 e con strascichi alla fine dell'anno scorso, queste attività -rispettivamente una pizzeria e un negozio, rilevati nel 2018- sarebbero senza titolo per rimanere dove sono, e quindi rischiano di essere chiuse. Secondo l'Agenzia del Demanio infatti, i nuovi gestori sono subentrati agli originari titolari quando ormai le stesse concessioni erano venute meno, con il passaggio dallo Stato al Comune: quest'ultimo avrebbe dovuto stipulare nuovi contratti di locazione con ogni impresa. Contratti che non sono mai stati firmati.
La revoca di queste due licenze pare sia questione di giorni, e ora l'allarme riguarda circa trenta attività fra alberghi, stabilimenti balneari, parcheggi, edicole, negozi presenti da decenni nell'area e che ora confidano negli effetti della delibera comunale di proroga che li riconosce validi almeno fino al 2020, data di scadenza della maggior parte delle vecchie concessioni. I lotti erano stati messi a bando dal Demanio nel giugno 2017: due mesi dopo l'amministrazione deliberò di trasferire l'area nella propria potestà, per poi valorizzarli e venderli entro il febbraio 2019. Secondo Giorgio Bellemo, presidente di Ascot, è in corso una “guerra” di interpretazioni: «Il Comune già sapeva che queste attività non godevano più della concessione demaniale, per questo occorreva sublocare previo parere della giunta. Nel 2017 ho inviato una lettera al Comune offrendo di acquisire la zona Reduci o di averla in affitto, ma non ho ottenuto risposta». Un altro nodo è quello della valorizzazione, imposta al Comune nell'ambito appunto del federalismo demaniale: dovrebbe scadere appunto tre anni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ovvero nel febbraio 2019. In tal senso, o vengono realizzate le opportune opere o il Comune dovrà restituire l'area al Demanio che la metterebbe di nuovo a bando per i concessionari privati. Solo che allo stato delle cose alcuni lotti sono praticamente abbandonati a se stessi.