Il referendum consultivo organizzato dalla Regione Veneto per chiedere più autonomia è fissato per il 22 ottobre e, nell'approssimarsi della data, si intensificano gli incontri organizzati dalle varie forze politiche per spiegare le rispettive posizioni e motivazioni alla cittadinanza. Dopo la spiegazione del professor Mario Bertolissi alla pinacoteca SS.Trinità, giovedì sera nella sala conferenze del Museo civico si sono radunate le liste di sinistra, concordi nell'invitare all'astensione: l'incontro, organizzato dal circolo di Rifondazione Comunista e da Sinistra Italiana, ha visto jna discreta cornice di pubblico e la partecipazione di Mattia Orlando (segretario regionale di SI), Piero Ruzzante (consigliere regionale del Movimento Democratico e Progressista), Paolo Benvegnù (neoeletto segretario veneto di Rifondazione) e Matteo Broglio del comitato “Veneti per l'astensione”.
Broglio ha esordito rimarcando la genericità del quesito, e ricordando come «il Veneto ha cercato nel 2014 di far passare un referendum per l'indipendenza, con la legge 16, bocciato dalla Consulta che invece ha ammesso la legge 15 ovvero quella che autorizza al referendum per l'autonomia nell'alveo dell'unità nazionale». La spesa regionale per allestire i seggi, pagare gli scrutatori e comunicare la consultazione si aggira, sostengono i “Veneti per l'astensione”, attorno ai 14 milioni di euro.
Orlando ha notato come negli anni Novanta il centrosinistra si era occupato di autonomie e federalismo, mettendo in guardia dall'appoggiarsi alla suggestione catalana: «Sono cose assai diverse, questo referendum è campagna elettorale anticipata per Zaia e la Lega, pagata dai veneti. Una parte stessa della maggioranza regionale la sta mandando giù per forza». Sinistra Italiana intravede il rischio che ulteriori poteri creino un nuovo centralismo regionale.
Più politico il discorso del nuovo segretario regionale di Rifondazione: «Un referendum strumentale, che ha come obiettivo lo scardinamento della Repubblica e della Costituzione. Non difendiamo lo Stato centralista così com'è, ma non si può essere indipendentisti per il nord e poi nazionalisti con la Le Pen». Torna l'argomento Catalogna: «Là hanno una storia repubblicana, antifranchista, di accoglienza. Vedi la manifestazione di Barcelona per difendere i rifugiati, la più grande d'Europa: considerano catalano chi vive e lavora nella comunità».
Molto deciso l'intervento di Ruzzante, esperto politico padovano: «Un referendum inutile, che non serve, e di fronte al quale tutta la sinistra è unita attorno all'astensione, così come davanti agli strappi costituzionali in corso in queste ore in Parlamento sulla legge elettorale, che mette assieme la Lega e il PD, Berlusconi e Alfano. Diciamo no a un Parlamento di nominati». Ruzzante conferma che «Zaia voleva un altro referendum, di tipo catalano, per l'indipendenza e la secessione. Ma ciò che non dice è che la legge 15 conteneva altri 4 quesiti, tutti cassati dalla Consulta e sui quali quindi non si vota: l'istituzione di una Regione Veneto a statuto speciale e tre consultazioni su materie fiscali. Pertanto non è vero che questo referendum consentirà la stessa autonomia di Bolzano che trattiene il 90% delle risorse; anzi, un giorno dopo il referendum il Veneto non avrà una competenza in più né un euro in più». Bensì, continua Ruzzante, «nella stessa identica condizione prevista dagli articoli 116 e 117 della Costituzione votati dall'Ulivo nel 2001, quando la Lega votò contro, definendolo falso decentramento».
A suggello delle sue tesi, l'esponente bersaniano osserva che solo un mese fa Zaia, in una pubblicazione allegata al quotidiano Libero, scriveva “il Veneto e la Lombardia preparano la fuga”: «Spiace vedere -prosegue il consigliere regionale- partiti non secessionisti quali il PD e il MoVimento 5 Stelle accodarsi e non aver capito la posta in gioco». E cita un episodio recente: «Sugli incidenti nei luoghi di lavoro c'è stata voglia di autonomia, chiedendo una delega ad hoc e svolgendo il ruolo di regione pilota. Questo senza aspettare il 22 ottobre, come ha fatto l'Emilia Romagna che infatti è già al tavolo di trattativa col governo». D'altronde, profetizza Ruzzante, «se in Gran Bretagna si votasse oggi, non vincerebbe la Brexit».
Dalla platea ha concluso la serata l'ex sindaco Fortunato Guarnieri, che preconizza «una notevole astensione, tale che questo referendum non sarà un plebiscito»: e se così sarà, continua l'ex leader di SEL, «ridisegneremo la politica locale». Guarnieri ritiene che «a Chioggia l'idea della secessione non abbia mai attecchito molto, rispetto ad altre zone del Veneto» e che «il referendum serva a rivendicare qualcosa per darsi una identità più forte ed essere protagonisti nella scena politica italiana, con mano libera nel futuro per chi viene da fuori». Se già le politiche sanitarie sono regionalizzate, si chiede l'ex sindaco, «di quale autonomia avremmo bisogno allora? Per fare cosa, nello specifico?». Di qui, la considerazione che «la politica veneta ha dimostrato di essere stata praticata non per i cittadini, ma per il potere economico che con il potere politico va a braccetto. Vedi il caso Mose. E la Lega era là, c'era al potere, con Zaia pure ministro. La politica veneta è entrata nelle vicende più sporche del Paese». Tutti motivi che portano la sinistra a non recarsi alle urne il 22 ottobre prossimo.
giovedì 12 ottobre 2017
UFFICIO DEL GIUDICE DI PACE: IL SINDACO INCONTRA I DIPENDENTI COMUNALI, AVVOCATI E OPPOSIZIONI DISERTANO
C'è rammarico nelle parole del sindaco Alessandro Ferro dopo l'incontro di ieri mattina in sala consiliare con i dipendenti comunali inquadrati nelle categorie B e C, atto a vagliare ancora una volta l'eventuale disponibilità a prestare servizio nell'ufficio del giudice di pace, a rischio chiusura. Erano infatti assenti i consiglieri dell'opposizione ma soprattutto l'Ordine degli Avvocati, che più volte ha fatto pressione per mantenere l'ufficio a Chioggia: «Noto con disappunto ma non con sorpresa -argomenta Ferro- che in pubblico mi si accusa di non aver messo tutto "l’amore" possibile per garantire la continuità del servizio, quando invece si convocano tutti gli attori interessati per affrontare concretamente il problema mi ritrovo da solo».
La risposta del personale comunque viene giudicata «buona» dal Comune: i lavoratori hanno infatti riempito la sala, segno che la questione è sentita. «Ringrazio chi è intervenuto», continua Ferro. «I dipendenti mi hanno dato una prova tangibile dell’interesse collettivo che muove il servizio del giudice di pace. Dai consiglieri di opposizione mi aspettavo collaborazione e partecipazione, soprattutto da parte di chi prima mi accusa di immobilismo, poi diserta gli appuntamenti importanti. Che dire, andrò avanti mettendoci il cuore anche per chi dichiara di farlo, ma solo a parole».
La risposta del personale comunque viene giudicata «buona» dal Comune: i lavoratori hanno infatti riempito la sala, segno che la questione è sentita. «Ringrazio chi è intervenuto», continua Ferro. «I dipendenti mi hanno dato una prova tangibile dell’interesse collettivo che muove il servizio del giudice di pace. Dai consiglieri di opposizione mi aspettavo collaborazione e partecipazione, soprattutto da parte di chi prima mi accusa di immobilismo, poi diserta gli appuntamenti importanti. Che dire, andrò avanti mettendoci il cuore anche per chi dichiara di farlo, ma solo a parole».
mercoledì 11 ottobre 2017
STASERA ALLA SALA CONFERENZE DEL MUSEO DIBATTITO SUL REFERENDUM VENETO: SINISTRA PER L'ASTENSIONE
Questa sera dalle ore 20.45, nella sala conferenze del Museo civico della Laguna Sud in campo Marconi a Chioggia, i partiti della sinistra organizzano un incontro sul tema del referendum consultivo veneto in programma il prossimo 22 ottobre, per invitare la cittadinanza ad astenersi dal voto. “Referendum o truffa?” è infatti il titolo dato all'iniziativa, cui partecipano il segretario regionale di Sinistra Italiana Mattia Orlando, il suo omologo di Rifondazione Comunista Paolo Benvegnù e il consigliere regionale del Movimento Democratico Progressista Piero Ruzzante. Ingresso gratuito.
martedì 10 ottobre 2017
RIUSCITO L'INCONTRO INFORMATIVO SUL REFERENDUM VENETO: PARLANO BERTOLISSI, TESSERIN, DONÀ
Un grande afflusso di pubblico ha confermato la bontà dell'iniziativa che lo scorso giovedì sera il Centro Studi “Livio Paladin” ha organizzato alla chiesa della SS.Trinità di Chioggia, avente a tema il referendum veneto del prossimo 22 ottobre. Ospite della serata, il professor Mario Bertolissi, ordinario di Diritto Pubblico all'Università di Padova e patrocinatore alla Corte Costituzionale della legge regionale che ha istituito il referendum, risultata poi valida e quindi efficace. Molti i protagonisti della scena politica locale in platea, ma anche i cittadini comuni che hanno colto l'occasione per informarsi di più riguardo a una questione che, è stato detto, appartiene ai veneti e non ai partiti: la legge autorizzativa infatti è stata approvata all'unanimità dal consiglio regionale.
Lieta della partecipazione è Francesca Donà, una delle promotrici dell'incontro: «Siamo contenti della reazione dei chioggiotti, commisurata al livello del relatore e del dibattito, denso di contenuti per quanto tecnicamente preciso. Il professor Bertolissi si è occupato di autonomie per una vita, ha fatto riferimento alla storia di questa consultazione che affonda le sue radici ai primi anni Novanta, con la prima sentenza negativa della Corte Costituzionale fino a quella del 2015 che ha cambiato giurisprudenza, consentendo la celebrazione del referendum». Secondo Donà, il fatto che il voto sia consultivo e non abrogativo «è determinante per l'indirizzo politico che il popolo vorrà dare, considerato che poi con Roma dovrà iniziare un negoziato». A chi teme paralleli con la situazione catalana, Francesca Donà risponde che «importa il significato delle parole specificamente adoperate nei due testi referendari. Là si parla di indipendenza, qui di autonomia, ovvero un maggior esercizio di poteri ma sempre nell'alveo dell'unità nazionale».
Per Carlo Alberto Tesserin, primo Procuratore di San Marco e già consigliere regionale, il dato in evidenza riguarda la vicinanza del Veneto con una regione (il Friuli) e due province (Trento e Bolzano) che godono di statuto speciale: «Esse hanno privilegi rispetto ai Comuni veneti frontalieri», nota il decano della politica clodiense. «Questi vantaggi possono pure starci in tempi di abbondanza, certo non possono essere accettati durante una lunga crisi». Infatti domenica 22 ottobre la provincia di Belluno voterà per un ulteriore decentramento territoriale. Rispetto a qualche anno fa, secondo Tesserin la necessità autonomista si è fatta più forte: «L'economia non tollera più questo stato di cose, deciso dopo la guerra per motivi che forse allora avevano un senso». Fondamentale restare nel solco dell'articolo 116 della Costituzione: «Il terzo comma -spiega Tesserin- stabilisce che lo Stato centrale possa attribuire diverse e maggiori competenze alle Regioni che le richiedono. Il Veneto lo ha fatto, con una legge regionale del 2007, alla quale non sono mai arrivate risposte se non sette anni più tardi. E furono negative, con la legge regionale bocciata nella sua interezza».
Ma il ricorso alla Corte Costituzionale che ha visto protagonista proprio il professor Bertolissi in veste di avvocato ha visto riconosciuto alla Regione Veneto il proprio diritto a tenere il referendum. Cosa rappresenterebbe, in concreto, questa ulteriore autonomia? «Anche altri ambiti di responsabilità, oltre che il potere di spesa. Oggi i trasferimenti dalla Regione a Roma ammontano a 20 miliardi di euro, in parte rimarrebbero qui, assieme a nuove materie di competenza. Ci dicono che dobbiamo trattare con lo Stato, ma abbiamo cercato di farlo più volte, con innumerevoli convegni anche a Palazzo Ducale, ma sempre per niente». Non mancano le frecciate: «Invito le altre regioni (segnatamente l'Emilia Romagna, ndr) ad accordarsi con lo Stato nel breve tempo, come dicono. Vedremo se ci riescono», conclude sarcastico Tesserin.
Gli interventi del professor Mario Bertolissi al convegno del 5 ottobre scorso:
Lieta della partecipazione è Francesca Donà, una delle promotrici dell'incontro: «Siamo contenti della reazione dei chioggiotti, commisurata al livello del relatore e del dibattito, denso di contenuti per quanto tecnicamente preciso. Il professor Bertolissi si è occupato di autonomie per una vita, ha fatto riferimento alla storia di questa consultazione che affonda le sue radici ai primi anni Novanta, con la prima sentenza negativa della Corte Costituzionale fino a quella del 2015 che ha cambiato giurisprudenza, consentendo la celebrazione del referendum». Secondo Donà, il fatto che il voto sia consultivo e non abrogativo «è determinante per l'indirizzo politico che il popolo vorrà dare, considerato che poi con Roma dovrà iniziare un negoziato». A chi teme paralleli con la situazione catalana, Francesca Donà risponde che «importa il significato delle parole specificamente adoperate nei due testi referendari. Là si parla di indipendenza, qui di autonomia, ovvero un maggior esercizio di poteri ma sempre nell'alveo dell'unità nazionale».
Per Carlo Alberto Tesserin, primo Procuratore di San Marco e già consigliere regionale, il dato in evidenza riguarda la vicinanza del Veneto con una regione (il Friuli) e due province (Trento e Bolzano) che godono di statuto speciale: «Esse hanno privilegi rispetto ai Comuni veneti frontalieri», nota il decano della politica clodiense. «Questi vantaggi possono pure starci in tempi di abbondanza, certo non possono essere accettati durante una lunga crisi». Infatti domenica 22 ottobre la provincia di Belluno voterà per un ulteriore decentramento territoriale. Rispetto a qualche anno fa, secondo Tesserin la necessità autonomista si è fatta più forte: «L'economia non tollera più questo stato di cose, deciso dopo la guerra per motivi che forse allora avevano un senso». Fondamentale restare nel solco dell'articolo 116 della Costituzione: «Il terzo comma -spiega Tesserin- stabilisce che lo Stato centrale possa attribuire diverse e maggiori competenze alle Regioni che le richiedono. Il Veneto lo ha fatto, con una legge regionale del 2007, alla quale non sono mai arrivate risposte se non sette anni più tardi. E furono negative, con la legge regionale bocciata nella sua interezza».
Ma il ricorso alla Corte Costituzionale che ha visto protagonista proprio il professor Bertolissi in veste di avvocato ha visto riconosciuto alla Regione Veneto il proprio diritto a tenere il referendum. Cosa rappresenterebbe, in concreto, questa ulteriore autonomia? «Anche altri ambiti di responsabilità, oltre che il potere di spesa. Oggi i trasferimenti dalla Regione a Roma ammontano a 20 miliardi di euro, in parte rimarrebbero qui, assieme a nuove materie di competenza. Ci dicono che dobbiamo trattare con lo Stato, ma abbiamo cercato di farlo più volte, con innumerevoli convegni anche a Palazzo Ducale, ma sempre per niente». Non mancano le frecciate: «Invito le altre regioni (segnatamente l'Emilia Romagna, ndr) ad accordarsi con lo Stato nel breve tempo, come dicono. Vedremo se ci riescono», conclude sarcastico Tesserin.
Gli interventi del professor Mario Bertolissi al convegno del 5 ottobre scorso:
lunedì 9 ottobre 2017
LA SCUOLA PAOLO VI REPLICA: ABBIAMO MIGLIORATO I LOCALI MA IL COMUNE NON CI HA RIPAGATI
Il consiglio di amministrazione della scuola paritaria Paolo VI interviene riguardo la questione che lo vede moroso nei confronti del Comune per circa 100mila euro di canone arretrato, stante quanto ha dichiarato il vicesindaco Veronese nel fine settimana. La scuola sostiene che i conteggi del Comune non tengono in conto la normativa statale -ed oggi anche comunale- di riferimento sulla determinazione dei canoni per immobili utilizzati da organizzazioni non lucrative di utilità sociale, com’è appunto la Paolo VI. Il Comune aveva accolto già nel 2010 alcune osservazioni della cooperativa sociale che regge l'istituto, portando il canone da 14293 euro a 9500 euro annui, prima che scadesse la convenzione (il cui rinnovo è stato sollecitato nel tempo proprio dalla Paolo VI). Ma soprattutto, la scuola ha operato migliorie all'immobile di via Domenico Schiavo a proprio carico, formalmente acquisite dal Comune ma dall'ente pubblico mai pagate: quindi -conclude la nota della Paolo VI- dovrebbe vigere una compensazione fra i canoni di affitto e le spese sostenute per ampliare i locali.
sabato 7 ottobre 2017
LA SCUOLA PAOLO VI SENZA CONCESSIONE DAL 2012: DEVE 100MILA EURO AL COMUNE
Il giro di vite annunciato dal Comune riguardo le locazioni immobiliari del patrimonio pubblico comincia a dare i suoi frutti. È stata infatti rilevata la condizione irregolare in cui versano i rapporti tra l'amministrazione e la scuola paritaria Paolo VI, che gode di una sede in via Domenico Schiavo a Sottomarina: ma la concessione dello stabile era scaduta il 31 dicembre 2011 e non è più stata rinnovata, col risultato che la cooperativa ha svolto la propria attività nei locali di proprietà del Comune senza un giusto titolo e con un insoluto complessivo che ammonta a circa 100mila euro di mancato versamento del canone di affitto dal 2009 al 2017. La scuola -dichiara il cda della Paolo VI- si è sempre offerta di sottoscrivere una nuova convenzione con le amministrazioni che si sono succedute. Ora, assicura il vicesindaco Marco Veronese, il Comune chiederà il versamento degli arretrati che negli anni hanno causato la mancanza di entrate alle casse pubbliche, e cercherà in tutti i modi di regolarizzare la situazione della cooperativa Paolo VI, di modo da ripristinare la legalità e garantire la continuità del servizio. L'immobile era stato costruito dalla Cooperativa Edilizia Primavera quale onere d'urbanizzazione, con finalità bibliotecarie o ludotecarie per il quartiere. L'attribuzione alla Compagnia delle Opere si ha nel 1998 con la prima amministrazione Guarnieri.
giovedì 5 ottobre 2017
STASERA SI RIUNISCE IL FORUM GIOVANI NELLA SALA CONSILIARE DEL COMUNE
Riprendono le attività del Forum Giovani Chioggia, l'organismo voluto dall'assessorato alle politiche giovanili per raccogliere la voce dei ragazzi e delle ragazze della città. Stasera dalle ore 21, nella sala consiliare del Comune, si riuniranno i dodici componenti del forum presieduto da Riccardo Ciriello, che saranno in carica fino al 2020. Il presidente invita i giovani fra i 16 e i 30 anni a diventare protagonista, discutendo in quella sede delle prospettive della città riguardo cultura, arte, musica, divertimento e non solo.
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