martedì 14 novembre 2017
IL COMUNE DI CHIOGGIA OTTIENE 40MILA EURO DAL FONDO DESTINATO AGLI INQUILINI MOROSI INCOLPEVOLI
Anche il Comune di Chioggia si vede riconosciuta una quota del fondo ministeriale destinato agli inquilini morosi incolpevoli negli alloggi pubblici. La giunta regionale del Veneto ha deliberato infatti il riparto fra i Comuni richiedenti del saldo relativo al 2016 e la disponibilità per il 2017, quanto al denaro trasferito dal ministero per le infrastrutture alla Regione stessa: l'amministrazione di Chioggia, al pari delle altre, è stata invitata a comunicare il fabbisogno necessario dei contributi ai cittadini, anche se la giunta regionale "prende atto" (si legge nel documento) dell'esiguità dell'ammontare trasferito da Roma, pari a circa 515mila euro a fronte di 1065mila euro di saldo 2016. I Comuni, in totale autonomia, provvederanno alla concessione dei contributi in base ad una valutazione complessiva che tenga conto anche della data stabilita per l’esecuzione dello sfratto, dell’adesione dell’inquilino ai progetti individuali offerti dai servizi sociali e della capacità economica complessiva del nucleo familiare. In tutto, Chioggia ha raccolto quattro domande idonee fra il 2016 e il 2017 per una morosità pari a 15mila euro, avanzando un fabbisogno di 32mila euro; l'importo destinato alla città è di 40mila euro per le due annualità.
lunedì 13 novembre 2017
DEPOSITO GPL, ECCO I VERBALI DELLA DISCORDIA: NE HA FATTO RIFERIMENTO GIUSEPPE CASSON
Qualche giorno fa Chioggia Azzurra aveva ospitato un dialogo con l'ex sindaco Giuseppe Casson, relativo al deposito gpl in Val da Rio. In tale occasione, l'avvocato aveva fatto riferimento ai verbali del consiglio di amministrazione dell'Azienda Speciale per il Porto, nel quale sedeva ancorché assente alla riunione specifica del 12 aprile 2014: secondo la tesi di Casson, che ora siede in consiglio comunale fra i banchi dell'opposizione, il cda di A.S.Po. non ha mai autorizzato Socogas a costruire un impianto di 10mila metri cubi per il deposito del gas, ma solo ad ampliare il rifornimento delle navi gasiere (cosiddetto "bunkeraggio"). Il terreno era già stato concesso in diritto di superficie a Socogas nel 2012.
Anche gli atti notarili del 2012 e del 2014 che hanno dato esecuzione alle volontà del cda di A.S.Po., afferma Casson, legittimano la sola realizzazione di un impianto di rifornimento delle navi presenti nel Porto di Chioggia. Tuttavia, l'ex sindaco sostiene che chi ha rappresentato A.S.Po. (ovvero il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Fedalto) nella procedura romana abbia espresso una volontà del tutto diversa rispetto a quella formatasi all'interno del consiglio, volontà peraltro desumibile in modo inequivocabile dagli atti notarili che ne hanno dato esecuzione.
Chioggia Azzurra mette a disposizione questi verbali: è possibile leggerli e scaricarli da questo link.
La documentazione è anche in questo clip:
Anche gli atti notarili del 2012 e del 2014 che hanno dato esecuzione alle volontà del cda di A.S.Po., afferma Casson, legittimano la sola realizzazione di un impianto di rifornimento delle navi presenti nel Porto di Chioggia. Tuttavia, l'ex sindaco sostiene che chi ha rappresentato A.S.Po. (ovvero il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Fedalto) nella procedura romana abbia espresso una volontà del tutto diversa rispetto a quella formatasi all'interno del consiglio, volontà peraltro desumibile in modo inequivocabile dagli atti notarili che ne hanno dato esecuzione.
Chioggia Azzurra mette a disposizione questi verbali: è possibile leggerli e scaricarli da questo link.
La documentazione è anche in questo clip:
STALLO FRA COMUNE E DIPENDENTI. NEL 2018 DODICI NUOVE ASSUNZIONI
Animata assemblea dei dipendenti comunali oggi dalle 12.30 in sala consiliare, alla presenza del sindaco Ferro, del presidente del consiglio Endri Bullo e del consigliere di opposizione Jonatan Montanariello. All'ordine del giorno sempre la vicenda del fondo incentivi: i lavoratori temono una decurtazione triennale delle proprie spettanze, dal momento che l'amministrazione ha scelto di privilegiare la riduzione della spesa alla continuazione dei “progetti”. La situazione è di stallo e niente lascia intendere che il sindaco recederà dalle sue posizioni: «Alcuni progetti fatti con le precedenti amministrazioni non rispettano le caratteristiche che devono avere, ad esempio offrire un miglior servizio alla cittadinanza, o qualcosa che prima non veniva dato. Non è vero che la quota del fondo verrà diminuita, anzi sarà integrata dai 78mila euro attuali a 81mila. I lavoratori -continua Ferro- non ci rimettono niente, è inconcepibile il loro stato di agitazione, la preoccupazione è infondata, perché dalla porta o dalla finestra, in un “cassetto” o nell'altro quei soldi arrivano, garantiti per tre anni assieme alla razionalizzazione delle spese».
Se il primo cittadino tiene il punto, anche i sindacati dei dipendenti continuano le rivendicazioni, sospettando che dietro la decisione non vi sia una volontà politica bensì dirigenziale: «La massima disponibilità del sindaco -dice Nerio Veronese, delegato UIL- si scontra col fatto che anche se i soldi vengono messi nel “cassetto” giusto, la stessa giunta temerebbe che non vi siano progetti sufficienti a garantire la copertura della cifra messa a disposizione, penalizzando così i lavoratori e la cittadinanza». Se gli impiegati e i funzionari accettano l'indirizzo dell'amministrazione, continua Veronese, «lo devono fare anche i dirigenti. La cosa si risolve se tutti remano nella stessa direzione». I sindacati chiedono che nella delegazione trattante con le RSU vi sia il sindaco o almeno l'assessore al personale, e che la riunione sia a porte aperte per tutti i dipendenti: «Secondo l'articolo 15 comma 5, la progettualità è la base per garantire la tranquillità dei dipendenti nel ciclo triennale. Da due anni non viene conferito denaro in essa, anche se i soldi ci sono. Siccome i progetti vanno nella direzione dei cittadini, saranno penalizzati anche loro. Così per il piano di razionalizzazione: se il Comune riesce a risparmiare, una parte di questa somma vada ai dipendenti per costruire ulteriori progetti. Se questo non succede, la responsabilità non è solo del sindaco ma anche di chi impone una linea contro i dipendenti», chiude Veronese.
Durante l'assemblea non sono mancati i momenti d'ilarità («Volete il sangue? Sono già donatore Avis», ha detto un impiegato fra le risate) e anche la trattazione delle carenze in pianta organica: circa cento ruoli mancano all'appello. «Nonostante questo cerchiamo di non far mancare niente all'utenza -dice un dipendente- e sarebbe giusto ci venisse riconosciuto di più, gratificandoci coi progetti». Ferro riconosce che il grosso della carenza sta in capo alla polizia locale: «Si vede che alcuni servizi meglio sarebbero coperti con dieci o venti vigili in più», riconosce il sindaco, mentre nel sito del Comune è apparso a tal proposito un bando per la ricerca di mobilità da altri enti verso la polizia locale di Chioggia. Ferro intanto annuncia che nel 2018 terminerà il blocco del turnover, quindi ogni pensionamento sarà rimpiazzato da nuovi assunti: saranno dodici le figure professionali che andranno in pensione il prossimo anno, quindi scatteranno altrettanti ingressi in pianta organica. «Se potessi assumere, lo farei domani stesso», risponde il sindaco a un impiegato del settore urbanistica il cui ufficio è stato ridotto da dieci a due lavoratori.
Se il primo cittadino tiene il punto, anche i sindacati dei dipendenti continuano le rivendicazioni, sospettando che dietro la decisione non vi sia una volontà politica bensì dirigenziale: «La massima disponibilità del sindaco -dice Nerio Veronese, delegato UIL- si scontra col fatto che anche se i soldi vengono messi nel “cassetto” giusto, la stessa giunta temerebbe che non vi siano progetti sufficienti a garantire la copertura della cifra messa a disposizione, penalizzando così i lavoratori e la cittadinanza». Se gli impiegati e i funzionari accettano l'indirizzo dell'amministrazione, continua Veronese, «lo devono fare anche i dirigenti. La cosa si risolve se tutti remano nella stessa direzione». I sindacati chiedono che nella delegazione trattante con le RSU vi sia il sindaco o almeno l'assessore al personale, e che la riunione sia a porte aperte per tutti i dipendenti: «Secondo l'articolo 15 comma 5, la progettualità è la base per garantire la tranquillità dei dipendenti nel ciclo triennale. Da due anni non viene conferito denaro in essa, anche se i soldi ci sono. Siccome i progetti vanno nella direzione dei cittadini, saranno penalizzati anche loro. Così per il piano di razionalizzazione: se il Comune riesce a risparmiare, una parte di questa somma vada ai dipendenti per costruire ulteriori progetti. Se questo non succede, la responsabilità non è solo del sindaco ma anche di chi impone una linea contro i dipendenti», chiude Veronese.
Durante l'assemblea non sono mancati i momenti d'ilarità («Volete il sangue? Sono già donatore Avis», ha detto un impiegato fra le risate) e anche la trattazione delle carenze in pianta organica: circa cento ruoli mancano all'appello. «Nonostante questo cerchiamo di non far mancare niente all'utenza -dice un dipendente- e sarebbe giusto ci venisse riconosciuto di più, gratificandoci coi progetti». Ferro riconosce che il grosso della carenza sta in capo alla polizia locale: «Si vede che alcuni servizi meglio sarebbero coperti con dieci o venti vigili in più», riconosce il sindaco, mentre nel sito del Comune è apparso a tal proposito un bando per la ricerca di mobilità da altri enti verso la polizia locale di Chioggia. Ferro intanto annuncia che nel 2018 terminerà il blocco del turnover, quindi ogni pensionamento sarà rimpiazzato da nuovi assunti: saranno dodici le figure professionali che andranno in pensione il prossimo anno, quindi scatteranno altrettanti ingressi in pianta organica. «Se potessi assumere, lo farei domani stesso», risponde il sindaco a un impiegato del settore urbanistica il cui ufficio è stato ridotto da dieci a due lavoratori.
domenica 12 novembre 2017
GIUSEPPE CASSON: "SULLA CROCIERISTICA IO HO DETTO DEI SÌ, IL SINDACO FERRO SOLO DEI NO"
Non tarda ad arrivare la risposta dell'ex sindaco Giuseppe Casson alla polemica innescata dall'attuale primo cittadino, Alessandro Ferro, in merito all'arrivo di navi da crociera nel porto di Chioggia. «Devo ancora desolatamente constatare che Ferro e il M5S, del tutto privi di argomenti, si spendono nuovamente in attacchi sconsiderati senza capo né coda, preferendo la polemica sterile e spicciola piuttosto che affrontare il merito delle questioni poste», dice Casson. La cui nota continua: "Ritengo doveroso, come mio costume, restare ai contenuti, e chiedere a Ferro cosa abbia fatto sinora perché le crociere possano riguardare anche Chioggia: ad oggi, ricordo l'uscita del nostro Comune dalla società CTC (Chioggia Terminal Crociere) senza che tale scelta venisse accompagnata dall'indicazione di una strategia o di una progettualità capace di garantire comunque lo sviluppo della crocieristica a Chioggia. È freschissima, inoltre, la memoria di quanto successo in occasione del recente Comitatone, nel quale è risuonato forte il suo no - unico tra i presenti - alle grandi navi a Venezia: non ha compreso, Ferro, che quel no avrebbe comportato, se condiviso, la fine dell'intera crocieristica lagunare e quindi anche chioggiotta, perché le compagnie di navigazione avrebbero abbandonato definitivamente Venezia per scegliere, quale home port, uno scalo situato all'estero".
Prosegue Casson: "Solo chi, come Ferro e la sua giunta, non ha la minima conoscenza di cosa possa significare la realtà delle crociere in laguna e quali siano le strategie delle grandi compagnie di navigazione, può avallare e sostenere la tesi suggeritagli (o impostagli?) dalla Casaleggio Associati. Quanto al sottoscritto, ho creduto fortissimamente, a differenza di Ferro, nelle prospettive di sviluppo della crocieristica clodiense, verso la quale ho detto moltissimi e convintissimi sì: ho ottenuto che il Comitatone dell'8 agosto 2014 - la invito a leggere, sindaco, i relativi verbali - riconoscesse per la prima volta tutta la laguna quale sistema crocieristico, facendo sì che i riflettori nazionali si accendessero sulla nostra realtà portuale quale scalo complementare a quello veneziano, destinato a favorirne il decongestionamento. Ho creduto importante, quindi, contribuire in prima persona alla costituzione della società CTC (Chioggia Terminal Crociere), strumento operativo del Comune destinato a rendere concreto il risultato politico cui ho fatto riferimento, ottenuto nel corso del Comitatone dell'agosto 2014: la stessa società, si badi bene, dalla quale lei si è frettolosamente defilato".
Ricorda ancora l'ex primo cittadino: "Ho personalmente collaborato, inoltre, alla redazione del nuovo Piano Regolatore del Porto di Chioggia, elaborato dall'eccellente professor Orazio Carpenzano dell'Università La Sapienza di Roma e presentato alla Città in una pubblica occasione di incontro nel dicembre 2014. Quel piano, nel confermare la natura commerciale del porto di Chioggia e nel delinearne le linee di sviluppo futuro - e non vi era traccia alcuna del GPL... - prevedeva, tra le altre cose, il mutamento di destinazione urbanistica del porto sito ai Saloni quale scalo funzionale alla sola crocieristica. Lo tiri fuori, Ferro, quel piano, e lo rimetta in moto: ha già tutti i crismi per ottenere il prescritto parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, come peraltro confermatomi in passato dagli stessi vertici di quell'organismo. E ancora, lo storico risultato ottenuto dal sottoscritto nel gennaio 2016 al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: dopo decenni di attesa è stato autorizzato lo scavo dei fondali del Porto di Chioggia fino a 11 metri di profondità, con l'obiettivo di garantire piena operatività al nostro scalo, anche in funzione della nascente prospettiva legata alla crocieristica".
Da ultimo, Casson rivendica "la leadership nazionale riconosciutami quanto alla sperimentazione del Contratto di Costa, della quale oggi il Comune di Chioggia si può fregiare: la designazione del Ministero dell'Ambiente è avvenuta in seguito alla presentazione di un mio progetto - inteso a coniugare i temi del turismo, dell'ambiente e dello sviluppo economico, tutti legati anche alla crocieristica - in occasione del convegno nazionale sui Contratti di Fiume tenutosi nel dicembre 2014. Questi, quindi, i miei tanti sì alle navi da crociera nel nostro porto, cui fanno da triste contraltare gli inequivocabili no del nostro sindaco, di cui sono ricche - si fa per dire - le recenti cronache di stampa".
Quanto alle accuse, definite "trite e ritrite", rivolte da Ferro a Casson sulla vicenda gpl, l'esponente centrista ribadisce "ancora una volta che tutte le mie scelte politiche e le mie firme, nessuna esclusa, sono in radicale antitesi rispetto a quell'impianto, la cui realizzazione vanificherebbe in modo inesorabile il lavoro svolto per lo sviluppo della portualità chioggiotta nei miei cinque anni di mandato. Proprio per la ragione anzidetta, ho dedicato circa sei mesi della mia attività professionale al fine di recuperare tutta la corposissima documentazione e sbrogliare l'intricatissima e complessissima matassa relativa alla vicenda gpl: ne sono scaturiti quattro lavori, il primo diretto alla città metropolitana di Venezia; il secondo al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; il terzo, un esposto, indirizzato alla Procura della Corte dei Conti; il quarto ed ultimo - non certo per importanza - un ulteriore esposto presentato alla Procura della Repubblica di Venezia. Le ultime notizie di cronaca sembrano confermare quanto dico da sempre circa le palesi illegittimità della procedura romana, che hanno impedito alla nostra città di giocare quel secondo tempo della partita di cui parlo da due anni a questa parte".
Casson scrive: "Non disconosco certo, al riguardo, il lavoro svolto dal Comune, anche se è vivo il ricordo della boutade elettorale di Di Maio dal palco di Piazza Granaio, che garantiva che il M5S nazionale avrebbe rapidamente risolto il problema: non ho ancora capito, al riguardo, quali azioni concrete la Roma grillina abbia messo in atto. Riconosco e apprezzo il puntuale, prezioso ed efficace contributo reso alla città dal comitato No Gpl nel corso di quest'ultimo anno. Sia al Comune che al comitato ho offerto in passato ed offro tuttora, se lo riterranno, la mia personale collaborazione. Credo comunque positivo che il contrasto al deposito avvenga su più fronti e da angoli visuali differenti: ciò che conta è che gli sforzi di tutti convergano nella medesima direzione. Certo è che se si insiste, come continuano a fare Ferro, la maggioranza che lo sostiene ed altri, su una visione retrospettiva della vicenda al solo scopo di attaccare un avversario politico scomodo, si farà solo il gioco di chi vuole quell'impianto e la sua rapida realizzazione".
Prosegue Casson: "Solo chi, come Ferro e la sua giunta, non ha la minima conoscenza di cosa possa significare la realtà delle crociere in laguna e quali siano le strategie delle grandi compagnie di navigazione, può avallare e sostenere la tesi suggeritagli (o impostagli?) dalla Casaleggio Associati. Quanto al sottoscritto, ho creduto fortissimamente, a differenza di Ferro, nelle prospettive di sviluppo della crocieristica clodiense, verso la quale ho detto moltissimi e convintissimi sì: ho ottenuto che il Comitatone dell'8 agosto 2014 - la invito a leggere, sindaco, i relativi verbali - riconoscesse per la prima volta tutta la laguna quale sistema crocieristico, facendo sì che i riflettori nazionali si accendessero sulla nostra realtà portuale quale scalo complementare a quello veneziano, destinato a favorirne il decongestionamento. Ho creduto importante, quindi, contribuire in prima persona alla costituzione della società CTC (Chioggia Terminal Crociere), strumento operativo del Comune destinato a rendere concreto il risultato politico cui ho fatto riferimento, ottenuto nel corso del Comitatone dell'agosto 2014: la stessa società, si badi bene, dalla quale lei si è frettolosamente defilato".
Ricorda ancora l'ex primo cittadino: "Ho personalmente collaborato, inoltre, alla redazione del nuovo Piano Regolatore del Porto di Chioggia, elaborato dall'eccellente professor Orazio Carpenzano dell'Università La Sapienza di Roma e presentato alla Città in una pubblica occasione di incontro nel dicembre 2014. Quel piano, nel confermare la natura commerciale del porto di Chioggia e nel delinearne le linee di sviluppo futuro - e non vi era traccia alcuna del GPL... - prevedeva, tra le altre cose, il mutamento di destinazione urbanistica del porto sito ai Saloni quale scalo funzionale alla sola crocieristica. Lo tiri fuori, Ferro, quel piano, e lo rimetta in moto: ha già tutti i crismi per ottenere il prescritto parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, come peraltro confermatomi in passato dagli stessi vertici di quell'organismo. E ancora, lo storico risultato ottenuto dal sottoscritto nel gennaio 2016 al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici: dopo decenni di attesa è stato autorizzato lo scavo dei fondali del Porto di Chioggia fino a 11 metri di profondità, con l'obiettivo di garantire piena operatività al nostro scalo, anche in funzione della nascente prospettiva legata alla crocieristica".
Da ultimo, Casson rivendica "la leadership nazionale riconosciutami quanto alla sperimentazione del Contratto di Costa, della quale oggi il Comune di Chioggia si può fregiare: la designazione del Ministero dell'Ambiente è avvenuta in seguito alla presentazione di un mio progetto - inteso a coniugare i temi del turismo, dell'ambiente e dello sviluppo economico, tutti legati anche alla crocieristica - in occasione del convegno nazionale sui Contratti di Fiume tenutosi nel dicembre 2014. Questi, quindi, i miei tanti sì alle navi da crociera nel nostro porto, cui fanno da triste contraltare gli inequivocabili no del nostro sindaco, di cui sono ricche - si fa per dire - le recenti cronache di stampa".
Quanto alle accuse, definite "trite e ritrite", rivolte da Ferro a Casson sulla vicenda gpl, l'esponente centrista ribadisce "ancora una volta che tutte le mie scelte politiche e le mie firme, nessuna esclusa, sono in radicale antitesi rispetto a quell'impianto, la cui realizzazione vanificherebbe in modo inesorabile il lavoro svolto per lo sviluppo della portualità chioggiotta nei miei cinque anni di mandato. Proprio per la ragione anzidetta, ho dedicato circa sei mesi della mia attività professionale al fine di recuperare tutta la corposissima documentazione e sbrogliare l'intricatissima e complessissima matassa relativa alla vicenda gpl: ne sono scaturiti quattro lavori, il primo diretto alla città metropolitana di Venezia; il secondo al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; il terzo, un esposto, indirizzato alla Procura della Corte dei Conti; il quarto ed ultimo - non certo per importanza - un ulteriore esposto presentato alla Procura della Repubblica di Venezia. Le ultime notizie di cronaca sembrano confermare quanto dico da sempre circa le palesi illegittimità della procedura romana, che hanno impedito alla nostra città di giocare quel secondo tempo della partita di cui parlo da due anni a questa parte".
Casson scrive: "Non disconosco certo, al riguardo, il lavoro svolto dal Comune, anche se è vivo il ricordo della boutade elettorale di Di Maio dal palco di Piazza Granaio, che garantiva che il M5S nazionale avrebbe rapidamente risolto il problema: non ho ancora capito, al riguardo, quali azioni concrete la Roma grillina abbia messo in atto. Riconosco e apprezzo il puntuale, prezioso ed efficace contributo reso alla città dal comitato No Gpl nel corso di quest'ultimo anno. Sia al Comune che al comitato ho offerto in passato ed offro tuttora, se lo riterranno, la mia personale collaborazione. Credo comunque positivo che il contrasto al deposito avvenga su più fronti e da angoli visuali differenti: ciò che conta è che gli sforzi di tutti convergano nella medesima direzione. Certo è che se si insiste, come continuano a fare Ferro, la maggioranza che lo sostiene ed altri, su una visione retrospettiva della vicenda al solo scopo di attaccare un avversario politico scomodo, si farà solo il gioco di chi vuole quell'impianto e la sua rapida realizzazione".
sabato 11 novembre 2017
ANCHE UN ORDINE DEL GIORNO DI MONTANARIELLO CHIEDE AL COMUNE LE INTENZIONI SULLA ZONA REDUCI
Sempre più pressante la richiesta al Comune di una decisione relativa alla zona ex Reduci di Sottomarina, passata dal demanio marittimo al patrimonio comunale. Dopo l'ordine del giorno del leghista Marco Dolfin e la presa di posizione del presidente di ASCOT Giorgio Bellemo, anche il consigliere democratico Jonatan Montanariello ha pronto un ordine del giorno da vagliare alla prossima seduta dell'assemblea cittadina: "Entro tre anni la zona andrà valorizzata o ceduta", esordisce il consigliere nel testo. "La sua gestione permetterebbe di risolvere la questione dei parcheggi Z4 e l'assenza di aree adibite a verde pubblico. Ma quali sono le intenzioni dell'amministrazione? L'area è pubblica e pertanto -conclude Montanariello- qualsiasi riqualificazione deve privilegiare le esigenze collettive a quelle dei singoli privati".
IL SINDACO FERRO: "CHIOGGIA DICE SÌ ALLE CROCIERE MA CON NAVI PIÙ PICCOLE E RISPETTOSE DELLA LAGUNA"
Esiti positivi dopo la seduta del Comitatone per la Legge Speciale per Venezia del 7 novembre scorso. È il giudizio del MoVimento 5 Stelle di Chioggia, che in una nota scrive: "Si sono discussi il rifinanziamento della Legge, l’accesso delle grandi navi da crociera nella laguna ed infine è stato consegnato un documento di contrarietà del Comune di Chioggia al deposito di gpl nel quale si evidenziano proprio le violazioni della Legge Speciale". Il sindaco Ferro, che ha partecipato alla riunione, dice: «A Chioggia arriveranno 3 milioni di euro per il 2018, ovvero i residui mai versati degli anni 2016-2017, mentre negli anni successivi sono previsti 1.5 milioni all’anno fino al 2022. Somme importanti che permetteranno di terminare o aprire importanti opere per la città, la quale ne ha urgente bisogno. In tal senso si è evidenziato che i Comuni finanziariamente virtuosi -come Chioggia- abbiano diritto a deroghe ai vincoli di bilancio, almeno per quanto riguarda i vecchi fondi di Legge Speciale accumulati molti anni fa, bloccati nelle casse del Comune». Continua il primo cittadino: «Ho sottolineato inoltre la necessità di rispettare la quota parte per Chioggia delle misure compensative per le opere del Mose, e avuto modo di esprimere la mia posizione favorevole alla crocieristica, ma che sia sostenibile e compatibile con la morfologia della laguna». Per tale motivo, in tale sede, il sindaco ha espresso il proprio voto contrario al provvedimento che prevede ancora l’ingresso delle navi di grande dimensione, oltre le 140mila tonnellate, e che comporterà nuovi scavi e ulteriori sconvolgimenti dell’equilibro lagunare: «Ho sottolineato invece la massima disponibilità e apertura anche di Chioggia ad accogliere le navi di media e piccola dimensione, che sono più consone alle caratteristiche morfologiche lagunari. Devono essere gli armatori ad adattarsi alla laguna e non viceversa».
In materia, Ferro critica l'ex sindaco Giuseppe Casson: «Dimostra di non conoscere la differenza tra nave da crociera di grande dimensione, sopra le 140mila tonnellate, e quelle di piccola dimensione inferiori a 40mila tonnellate. Forse è meglio che continui ad esercitare la professione di avvocato, piuttosto che entrare nei dettagli della crocieristica che evidentemente non conosce, e viste le pesanti responsabilità politiche che ha avuto nella vicenda del deposito di gpl durante la sua amministrazione». A tal proposito, è stato esposto e consegnato durante la seduta del comitatone un documento che riconferma la contrarietà dell’amministrazione comunale al deposito di gpl, evidenziandone le contraddizioni e le violazioni della Legge speciale per Venezia e Chioggia: il vicesindaco Marco Veronese riporta che «era indispensabile in tale importante occasione sottolineare come questa normativa sia stata violata a Chioggia nel caso dell’autorizzazione ministeriale che ha concesso la costruzione del deposito di gpl da 10mila mc all’interno della gronda lagunare. Nel documento vengono infatti evidenziati il divieto previsto dalla legge 798/1984 all'articolo 3 di introdurre traffici di idrocarburi nella laguna, la violazione del Piano regolatore portuale che prevede una destinazione commerciale e non industriale allo scalo clodiense, la mancata autorizzazione paesaggistica per cui si è già mossa la specifica Sovrintendenza, la distanza ridotta di soli 300 metri del deposito dal centro abitato, infine la mancata procedura di Valutazione Impatto Ambientale obbligatoria per impianti di grandi dimensioni in prossimità di centri urbani».
In materia, Ferro critica l'ex sindaco Giuseppe Casson: «Dimostra di non conoscere la differenza tra nave da crociera di grande dimensione, sopra le 140mila tonnellate, e quelle di piccola dimensione inferiori a 40mila tonnellate. Forse è meglio che continui ad esercitare la professione di avvocato, piuttosto che entrare nei dettagli della crocieristica che evidentemente non conosce, e viste le pesanti responsabilità politiche che ha avuto nella vicenda del deposito di gpl durante la sua amministrazione». A tal proposito, è stato esposto e consegnato durante la seduta del comitatone un documento che riconferma la contrarietà dell’amministrazione comunale al deposito di gpl, evidenziandone le contraddizioni e le violazioni della Legge speciale per Venezia e Chioggia: il vicesindaco Marco Veronese riporta che «era indispensabile in tale importante occasione sottolineare come questa normativa sia stata violata a Chioggia nel caso dell’autorizzazione ministeriale che ha concesso la costruzione del deposito di gpl da 10mila mc all’interno della gronda lagunare. Nel documento vengono infatti evidenziati il divieto previsto dalla legge 798/1984 all'articolo 3 di introdurre traffici di idrocarburi nella laguna, la violazione del Piano regolatore portuale che prevede una destinazione commerciale e non industriale allo scalo clodiense, la mancata autorizzazione paesaggistica per cui si è già mossa la specifica Sovrintendenza, la distanza ridotta di soli 300 metri del deposito dal centro abitato, infine la mancata procedura di Valutazione Impatto Ambientale obbligatoria per impianti di grandi dimensioni in prossimità di centri urbani».
BELLEMO (ASCOT): VENDERE LA ZONA DEI REDUCI FAREBBE BENE ANCHE AL COMUNE
Vendere i terreni in zona Reduci farebbe bene non solo agli ex concessionari, che verrebbero tolti dall'incertezza, ma anche al Comune, che incasserebbe ben più dei 3 milioni portati da Roma dopo la seduta del Comitatone. Lo sostiene Giorgio Bellemo, presidente di ASCOT, a corollario della futura dismissione di un immobile di 63 mq in via Isonzo a Sottomarina, ex demanio marittimo e ora nel patrimonio comunale, valutato 106mila euro ovvero 1600 euro al metro quadro: «Considerato che il Comune cede ad ACTV il deposito di Borgo San Giovanni, diecimila mq per un valore di 130 euro al metro quadro, viene logico pensare ai pesi e alle misure differenti praticate nella perizia fra aree scoperte e zone edificate». Oltretutto il chiosco di via Isonzo è da demolire. L'ipotesi formulata dal presidente di ASCOT prende le mosse dalla delibera dello scorso settembre, con la quale il Comune ha acquisito nel proprio patrimonio l'area dei Reduci dopo la sdemanializzazione: diversi concessionari non saranno più tali, anche se ad oggi non è chiaro il loro status giuridico. Potrebbero diventare locatari, ma ancora senza un contratto: «C'è un patrimonio valorizzabile immediatamente», dice Bellemo.
«La stessa ASCOT comprerebbe subito la striscia di terreno dove insistono i suoi uffici. Se l'amministrazione vende quelle aree aiuterebbe molti e guadagnerebbe soldi da reinvestire, ma il Comune non sta aiutando se stesso». In un mercato immobiliare che viene definito «vivace, ma legato più alla residenza che al turismo», Giorgio Bellemo ventila la possibilità che la mano pubblica incameri molti più introiti cedendo la zona Reduci: «Perché non lo fa? L'amministrazione sa quanto può entrare nelle sue casse dalle edicole, dai tendoni, dagli immobili, visto le cifre interessanti cui vende un chiosco come quello da abbattere in via Isonzo? Sarebbero di sicuro più dei 3 milioni della Legge Speciale. E toglierebbe incertezza a chi lavora, ad esempio riguardo l'accensione di mutui, senza un titolo legittimato». L'attenzione quindi si sposta sulle tante schede del demanio marittimo divenute patrimonio comunale.
«La stessa ASCOT comprerebbe subito la striscia di terreno dove insistono i suoi uffici. Se l'amministrazione vende quelle aree aiuterebbe molti e guadagnerebbe soldi da reinvestire, ma il Comune non sta aiutando se stesso». In un mercato immobiliare che viene definito «vivace, ma legato più alla residenza che al turismo», Giorgio Bellemo ventila la possibilità che la mano pubblica incameri molti più introiti cedendo la zona Reduci: «Perché non lo fa? L'amministrazione sa quanto può entrare nelle sue casse dalle edicole, dai tendoni, dagli immobili, visto le cifre interessanti cui vende un chiosco come quello da abbattere in via Isonzo? Sarebbero di sicuro più dei 3 milioni della Legge Speciale. E toglierebbe incertezza a chi lavora, ad esempio riguardo l'accensione di mutui, senza un titolo legittimato». L'attenzione quindi si sposta sulle tante schede del demanio marittimo divenute patrimonio comunale.
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